Ma lo sapevi che… la peste ad Alife fu fermata da un “miracolo” e da una mula testarda?
Nel lontano dicembre del 1131, mentre la contea di Alife era piegata dalla peste, il conte normanno Rainulfo de Quarrel Drengot si trovava a Roma, alla corte dell’antipapa Anacleto II. Aveva un’idea ben precisa: ottenere le reliquie di un grande santo, per portarle nella sua terra e chiedere l’intercessione divina contro il morbo che stava mietendo vittime in tutta la valle.
Ma non fu così semplice.
Anacleto, sebbene amico del conte, inizialmente si mostrò restio. Tuttavia, un evento imprevisto fu interpretato come un segno del cielo: nella basilica di San Pietro crollò una trave proprio sopra l’altare che custodiva le spoglie di papa Sisto I, scoperchiandolo. Per ragioni di sicurezza, l’urna venne rimossa e affidata temporaneamente proprio ad Anacleto. A quel punto, il destino sembrò scritto: quelle reliquie dovevano partire per Alife.
Così, nel gennaio del 1132, Rainulfo ottenne segretamente il corpo del santo. Inizia qui la parte più curiosa della vicenda.
La mula che cambiò la storia
Durante il trasporto verso Alife, la mula che portava le reliquie, giunta a un bivio vicino Anagni, rifiutò di proseguire per la strada prevista. Incurante di bastoni e comandi, s’impuntò e prese una salita che conduceva all’antica città di Alatri. Si fermò solo davanti alla cattedrale e lì… appoggiò lo zoccolo sui resti di una colonna romana. Gli alifani che accompagnavano il viaggio, amareggiati, ottennero solo un dito del santo e tornarono a casa.
Questa è la versione secondo la tradizione di Alatri, dove ancora oggi si rievoca l’arrivo miracoloso del santo, e ogni nuovo vescovo deve salire a cavallo di una mula per entrare in città.
Ma ad Alife la storia è raccontata diversamente.
Lì si narra che la mula arrivò senza deviazioni proprio dove oggi sorge la chiesa di San Sisto Extra Moenia. Si inginocchiò su un sasso, lasciando impressa l’impronta del suo ginocchio (visibile ancora oggi!), e in quel preciso momento… la peste cessò. Per celebrare il miracolo, il conte Rainulfo ordinò la costruzione della cattedrale e l’11 agosto 1135, le reliquie furono trasferite solennemente all’interno delle mura, dove ogni anno, da quasi mille anni, si ripete la processione in onore del santo.
Due città, un santo e una storia divisa a metà
Per secoli, Alife e Alatri si contesero il possesso delle reliquie. Solo negli anni ’80, grazie a studi paralleli nelle due città, si giunse alla conclusione che… avevano entrambe ragione! Ognuna conserva circa il 50% del corpo di San Sisto I.
Il gesto simbolico del gemellaggio tra le due diocesi nel 1984 ha sancito una ritrovata fratellanza. Ancora oggi, ogni anno, gli alifani si recano ad Alatri il mercoledì in Albis, mentre gli alatresi raggiungono Alife il 10 agosto per unirsi ai festeggiamenti.
Una curiosità finale? Il busto argenteo di San Sisto venerato ad Alife, trafugato nel 1984, è stato ricreato due anni dopo dai fratelli Gianni e Alessandro Parisi grazie a fotografie e documenti, e oggi continua a guidare la tradizionale processione dell’11 agosto, tra luci, preghiere e secoli di devozione.
👉 E tu, conoscevi davvero la storia del patrono di Alife? Se ti ha incuriosito, resta con noi: nella sezione Curiosità scopriremo tanti altri segreti, leggende e storie dimenticate che hanno fatto la storia delle nostre terre.